Ho un dilemma.
Un dilemma interiore che è allo stesso tempo assolutamente serio e completamente idiota.
Ho trovato (si badi bene, non l’ho cercato di mia volontà, mi è capitato sotto mano in modo completamente casuale) un sito online che si occupa di compravendita di biancheria intima usata, e che sembra molto affidabile. Chiaro, coinciso, semplice da usare. Chi vende ricava il 100% dei profitti, non trattiene neanche una percentuale. L’ho spulciato giusto cinque minuti e ho visto prezzi da far venire i capelli dritti: mutandine a 35, 50, 60 Euro.. e si può vendere di tutto! Calzini, collant, sex toys..
Allora.
Chiariamo due punti fondamentali:
Ho la consapevolezza che sia una mangiatoia per depravati? Si.
Ho la consapevolezza che dovrei interagire con quei depravati, soprattutto se volessi fare qualche soldino un po’ più sostanzioso? Si.
Mi sorgono però un’altra serie di domande a cui faccio veramente fatica a rispondere:
La prima è: ma ci sto pensando davvero?
Perché c’è da fare una doverosa premessa: per le ragazze della mia età, o almeno quelle che frequento io, è abbastanza normale parlare di onlyfans o vendita di foto dei piedi per arrotondare sullo stipendio (da fame) che guadagniamo, ovviamente in senso ironico e sarcastico e con una buona dose di idealizzazione di queste forme di sex work, che non sono mai ne così lineari né così facili come sembrano.
Però quante volte è capitato di dire alle mie amiche, o sentirmi dire dalle mie amiche:
“Basta, mollo tutto e vendo le foto dei piedi”?
Mille mila! È quasi un must, ed ogni volta che lo si dice comunque si finisce per incoraggiarsi a vicenda dicendoci che alla fine che cazzo ce ne frega, sarebbe giusto. Ci meriteremmo di mettere via qualche soldino senza troppa fatica, e allora perché no?
Tutto questo scherzarci su alla fine ti gira e rigira nel cervello, e sei così abituato a pensarci che finisce davvero per sembrarti.. facile. Più facile di quanto non sia. Un’opzione fattibile, insomma.
Ma lo è?
Con assoluta sincerità, se le mie migliori amiche, che ne so, Luna o Greta Sgarbo, venissero da me e mi dicessero: “Ho aperto questo shop online di mutandine e riesco finalmente a pagarmi le bollette senza avere l’acqua alla gola” io sarei immensamente felice per loro.
Mi raccomanderei, certo, direi di stare attente, di non incontrare mai nessuno nel caso te lo dovessero chiedere, di non dare contatti personali, insomma tutte le precauzioni che servono per non finire nei guai.
Ma non avrei alcun pensiero di natura etica, non penserei neanche a quanto effettivamente sia squallida la cosa… C’è dello squallore? Si, certo che c’è. Ma è tanto diverso o così più terribile che continuare a sorridere a quel cliente grassoccio e sudato che ogni venerdì passa al locale e mi chiede che taglia porto di reggiseno?
La verità è che io lo penso davvero, che se tanto dobbiamo essere mercificate allora tanto vale farci dei soldi sopra. E a chi ha il coraggio per farlo tanto di cappello.
La seconda domanda che mi pongo è: è giusto?
Ecco, ho fatto tutto il discorso ideologico e poi ovviamente il mio progressismo crolla come un castello di carte. Facciamo un bel respiro e proviamo a ordinare le idee..
forse la domanda giusta è: è giusto per me?
Perché che è giusto in generale, lo abbiamo già detto. O meglio, che non è sbagliato. E su questo non ci piove, non c’è giudizio negativo in me nei confronti di chi pratica il sex work in nessuna delle sue forme, figuriamoci queste, che sono le più blande.
Ma per me? Mi viene da chiedermi: non ho aspettative più alte? O ancora: due soldi valgono lo squallore della cosa? Ma in realtà a pensarci bene è come se non mi interessasse gran che né la prima né la seconda. Innanzitutto non è che le mie aspettative per il mio futuro si modifichino se arrotondo lo stipendio vendendo i miei calzini.. e poi la situazione attuale non mi permette di puntare proprio proprio alle stelle, per essere sincera. Per la questione squallore invece è un po’ più complicato, è come se ci fossero due lati di me che dibattono sull’argomento… ma se la guardo bene in faccia quella preoccupata di questo aspetto non sono io, è mia madre.
CHE HA RAGIONE, HA ASSOLUTAMENTE RAGIONE.
Si, è squallido, lo so. È laido, viscido, un po’ nauseabondo, lo so.
Eppure nella mia testa c’è solo una scritta al neon nell’oscurità che recita: ma sti cazzi?
Ultima domanda ma non per importanza, e forse l’unica che conta: ma poi sei sicura che non ti tocca? Che non ti senti unta? Che non ti schifa?
E anche qua boh, c’è da pensarci.. Perché credo che dipenda dal livello di interazione col pubblico. Cioè, se dovessi creare contenuti pornografici non ci sarebbe neanche da parlarne (e va beh, anche per l’esposizione che comporterebbe, ovviamente); ma mi farebbe orrore anche parlarci, con questi soggetti, chattare, rispondere alle avances, dar loro attenzione.
Abbastanza disgustoso.
Ma se davvero si trattasse unicamente di inviare biancheria? Comunicando il minimo indispensabile? Beh sarebbe un altro paio di maniche.
Insomma, ci sto pensando. In realtà mi fa molto ridere e sicuramente entro un paio d’ore scuoterò la testa e smetterò di rifletterci. Il pensiero cadrà nel vuoto come tutte le mille altre volte che mi è passato per la testa… ma se non fosse così vi terrò aggiornati.
PS.
Voi le vendereste le mutande?
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