

Eccezionalmente, ieri sera ho avuto un giovedì libero dal lavoro. E sempre eccezionalmente, ho avuto la forza di guardare un film, di quelli belli ed importanti, dall’inizio alla fine.
Visto che negli ultimi giorni il mio umore non mi ha concesso grandi imprese, soprattutto di natura culturale, scegliere di mettermi sul divano con mamma ed impegnarmi in questa visione è stata una specie di piccola vittoria personale.
E ancora una volta il cinema si è rivelato un posto sicuro per me, una tana in cui stare al calduccio in queste prime giornate di freddo novembrino.
Riassumendo al massimo, si tratta del racconto dei giochi di potere fra le quattro mogli di un ricco uomo cinese. Le tradizioni famigliari prevedono che egli passi ogni notte in casa di una delle quattro, scegliendo ogni sera su suo gusto, in una cerimonia pubblica che faccia conoscere la sua decisione anche alle altre. Nella casa prescelta vengono accese lanterne rosse, all’esterno e all’interno, e la moglie fortunata riceve un massaggio ai piedi.
“Chi riuscirà ad ottenere il massaggio ogni giorno, sarà padrona qui”.
Chi ottiene la presenza del signore dunque, ottiene potere. La possibilità di mangiare ciò che desidera a pranzo, di esprimere desideri da soddisfare. Il gioco è chiaro sin da subito, ma la protagonista non lo comprende, ne viene travolta, arranca per stare a galla ma finisce sopraffatta dell’oceano dei complotti.
L’estetica è fenomenale, da togliere il fiato come solo il cinema orientale sa fare. La fotografia fa percepire la lentezza del susseguirsi dei giorni, tutti uguali, segnati dalle stesse dinamiche, dalla stessa routine, dalla fatica immensa della sopravvivenza.
Quello che mi ha colpito di più credo che sia la capacità di questo film di esprimere la travolgenza della smania di potere.. poco importa che si tratti di nient’altro che briciole, si insinua fra gli umani quasi senza farsi notare. Striscia come una biscia fra le caviglie di tutti noi, alzando la testa di quando in quando. E ancor di più nelle vite povere ed infelici, senza speranza e schiacciate dall’angoscia, avere potere sugli altri sembra diventare l’unica consolazione, l’unica cosa importante. Una metafora attuale, no? Gli oppressi che si fanno la guerra tra loro per accaparrarsi un pezzetto della vita dei loro veri aguzzini.
Che modernità.. e che amarezza.
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