Lettera alla mia mamma.

Penso a quando dormivamo insieme e prima di addormentarci mi chiedevi sempre: “cosa vedi quando chiudi gli occhi?”.

Lo faccio ancora, e l’ho sempre chiesto alle persone con cui ho dormito, anche se quasi tutti mi hanno risposto perplessi: “Ehm.. nero?” come se fossi un po’ scema.

Io ho sempre visto un sacco di cose invece, immagini buffe che cambiavano in continuazione seguendo il filo dei miei pensieri. Anche oggi, per quanto ci provi, non riesco a trattenerne nessuna. Svaniscono, passano velocissime e non ritornano più. Prima c’è un gatto, forse è il nostro visto che è bianco e nero, ma no, aspetta, è una mucca. Si, una mucca bianca e nera. O forse è una di quelle mucche col manto marrone? Che belle quelle, color legno vivo, quasi rosso. Il legno restaurato del nostro tavolo della cucina, con la sua cesta piena di frutta proprio al centro. Mele, uva e banane. Fichi d’India, forse? E si va avanti così, all’infinito.

Mi capita spessissimo di fare un gioco simile, che prosegue per associazioni come questo e che si chiama: Se “Tizio” fosse.
In questo caso: Se Momo Fosse.

Se tu, Momo, fossi un colore, saresti il verde smeraldo. Quello scuro e profondo delle foglie lucide del Ficus. Verde scuro come le coperte di boschi di conifere che scaldano la schiena delle montagne, e che a guardarle da lontano sembrano morbide come tappeti di velluto.
Quel verde del mare dell’Elba, al largo, la mattina presto.

E se fossi un cibo, saresti la pasta.
C’è sempre, ed è buona con tutto, ti manca quando viaggi, ha sempre il sapore di casa. Mette tutti d’accordo se si mangia insieme.. è veloce, semplice, e forse la cosa più buona del mondo.

Se fossi un animale, e su questo non ho un dubbio, saresti una mucca. Grande. Col nasone, le orecchie pelose, le macchie nere, i cornini. Di quelle socievoli che si avvicinano e ti leccano la mano con la loro linguona rugosa. E quegli occhi marrone scuro, giganti, docili, teneri.

Se fossi un paesaggio, saresti San Luca visto in lontananza dall’autostrada, con la sua cupolotta buffa, la sua base tonda, che spicca sui colli come una bandiera, uno striscione di “Ben tornato”.

Se fossi una musica, le Brandeburghesi.

Se fossi una città, ovviamente per me, Bologna. Piccola, rossa, accogliente e calda d’abbracci stretti. Profumata di cibo, antica ma viva, piena di sorprese. E poi politica, ribelle, schierata, sempre.

E se fossi un quadro, “Panorama Mediterraneo” di Picasso.
Con quei colori accesissimi, le case l’una sull’altra, le forme che si sovrappongono. Ha l’aria d’estate, del vento caldo sul viso, del profumo di mare e della calma tipica dell’essere in vacanza, eppure è affollato, incasinato, senza uno spazio vuoto.

Secondo me tu sei così. Sei tutte queste cose, e altre mille ancora.

Ma sei soprattutto la mia mamma, e anche se non te lo dico mai, io mi sento fortunata di essere tua figlia.

4 risposte a “Lettera alla mia mamma.”

  1. Bellissime parole, scaldano il cuore e lasciando poi un sorriso. Auguri alla mamma di Abby, anche lei è fortunata ad avere una figlia come te.

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  2. Che bel pezzo. Che belle parole. Che bello avere una mamma così. E tu sei una figlia speciale 🌸

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    1. Grazie Mille, sono fortunata ♡

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