Da poco prima di lasciarmi con Coso ha cominciato a frullarmi in testa l’idea di cominciare ad allenarmi.
Mi alleno già, in realtà, perchè vado a nuotare due o tre volte alla settimana e cammino circa dieci kilometri al giorno, ogni giorno, ma mi è venuta voglia di fare qualcosa di diverso.. un po’ per sfruttare il più possibile l’abbonamento della palestra, un po’ per cercare di cambiare ciò che non mi piace del mio corpo (anche se su questo punto c’è da andare veramente cauti, dato che il disturbo alimentare è sempre dietro l’angolo pronto a lanciarsi all’arrembaggio e prendere il controllo della nave) e un po’, e devo dire che sto cercando di enfatizzare questo punto più degli altri in modo da dare a questo istinto un aspetto più sano possibile, per diventare più forte, per vedere cosa il mio corpo sa fare, cosa può imparare di nuovo, quanto può spingersi in là.
Sono sinceramente molto affascinata da questi ultimi aspetti.. siamo delle macchine incredibili e davvero capaci di cose spettacolari. E poi è la prima volta in vita mia che ho voglia di muovermi, di faticare. Sono sempre stata orgogliosamente pigra e adesso invece di punto in bianco se sto ferma tutto il giorno mi sembra di esplodere, come se lo sfogo fisico fosse una necessità.
La mia titolare-amica Bao inoltre alimenta questo desiderio perchè è più matta di me, sia sul cibo che sullo sport. Per un periodo mi sono sinceramente preoccupata per lei perchè per dimagrire aveva completamente smesso di mangiare. Stava 16, 17, 18 ore al lavoro senza mettere in bocca nulla di solido e andando avanti a monster zero, caffè e vino.. probabilmente abbiamo legato molto anche perchè sapendo come ci si sente non le ho mai detto le solite cose: “devi mangiare qualcosa” / “hai mangiato oggi?”. Che sono premure, certo, ma fanno solo venire voglia di proseguire nella propria testardaggine. Bao è stata una delle poche persone a cui ho potuto raccontare degli aspetti più angosciosi o disgustosi della bulimia e trovare un sostegno sincero. Addirittura siamo riuscite a riderci sopra chiedendoci reciprocamente cose del tipo: “Questo tu lo fai? Ma mangi e vomiti o proprio non mangi? Ah per vomitare usi questa tecnica, ma che strano!” Mi ha fatto sentire meno matta e meno sola, e tutt’ora è davvero una bella spalla da avere sempre vicino al lavoro.
Tornando a noi, Bao ha alimentato la mia follia sportiva perchè ci si è lanciata anche lei. Mi ha comprato un elastico per fare gli esercizi a casa, mi manda video di personal trainer su youtube che spiegano come eseguirli in modo corretto, mi rende partecipe di quale sia la sua routine di allenamento quotidiana, ci scambiamo informazioni sui passi fatti e le calorie bruciate. Lo so che sembra tutto furchè sano, ed è vero, ha i suoi lati marci. Eppure adesso Bao mangia, tutti i giorni, e la sento parlare bene del suo corpo per la prima volta in due anni che la conosco. E io mi sforzo per ascoltarmi e non mi peso da un mese intero.
(Questa è una bugia, mi sono pesata ieri perchè l’ansia era davvero alle stelle, ma è stata la prima volta da metà gennaio!)
Tornando a noi, ho preso questa decisione di andare in palestra ed allenarmi con tutti quegli strumenti di tortura dal funzionamento ostico che si vedono nelle palestre e a cui nessuno si avvicina per il terrore che si ribellino alla nostra volontà.
Una decisione travagliatissima perchè il mio passato di attacchi di panico durante l’ora di educazione fisica alle superiori ha ovviamente fatto capolino chiedendo sconcertato:
MA SEI PER CASO ANDATA FUORI DI TESTA?!
Ma io ormai avevo deciso e ignorando completamente ogni semaforo, bandiera, allarme rosso fuoco che la mia mente continuava a lanciarmi ho preparato la mia borsa e ieri sono andata.
Aggravante: in una palestra nuova, non in quella in cui vado di solito e di cui possiedo quanto meno un’idea, no no, ho proprio deciso di fare le cose in grande.
Dunque arrivo, passo la mia tesserina per entrare, scendo le scale per andare in spogliatoio e mi ritrovo catapultata in uno spazio, gigantesco e sovraffollato ai livelli di una metropoli nipponica, che è obbligatorio attraversare per arrivare nei camerini.
Panico.
Ovviamente sbaglio ingresso e per puro caso non entro nello spogliatoio maschile. Mi sono salvata dalla figura di merda solo perchè un ragazzo della mia età che sembrava Hercules è uscito prima che potessi imboccare la porta e mi ha guardato con gli occhi pieni di compassione perchè aveva chiaramente capito dalla primissima occhiata di trovarsi davanti ad una giraffa rincoglionita.
Trovo l’entrata del mio spogliatoio, mi cambio, esco.
Panico parte II.
Posto gigantesco, tremila persone, caldo mortale, Ma soprattutto tutti giovani e tutti incredibilmente in forma. Non so una specie di raduno dei prossimi papabili Miss e Mister Universo, una spianata di statue greche a cui qualche Dio che mi odia ha dato la vita col suo soffio divino, un ritrovo nazionale per gente con le chiappe fatte con il compasso.
Mi sono guardata intorno 4 secondi, sono tornata in spogliatoio e mi sono rannicchiata con la testa fra le ginocchia cercando di non mettermi a piangere mentre la me quindicenne (quella che faceva esattamente la stessa cosa a scuola durante le partite della sua classe a pallavolo) mi guardava supponente con le braccia incrociate dicendomi:
Ma chi se lo sarebbe mai aspettato, eh testina di cazzo?
Poi mi sono fatta forza e continuando a ripetermi in testa che piuttosto che condividere l’ossigeno con quei semidei fuori dalla porta avrei preferito gettarmi senza paracadute da un aereo in fiamme su una distesa di chiodi infetti dal tetano, ho salito le scale e mi sono messa a camminare sul tapis roulant (UNICO MARCHINGEGNO DEL MALE DI CUI CONOSCO IL FUNZIONAMENTO).
Ho corso una ventina di minuti pentendomi amaramente delle mie decisioni. Dopo però, forse per l’effetto dopante delle endorfine, mi sono un po’ ripresa e ho deciso di provare almeno una cosa nuova che mi tentava e mi sono lanciata su quel bagaglio con gli scalini che girano. Non so descriverlo meglio, è un tapis roulant con gli scalini.
Sono arrivata a cinque minuti e ho pensato che sarei morta sul colpo e che avrebbero dovuto chiamare mia madre per riconoscere il corpo perchè sicuramente non somigliavo più ad un essere umano.
Ma non è successo, sono scesa di nuovo e ho notato che qualcuno di quegli elfi perfetti se n’era andato, cosa che mi ha permesso di vedere dove stavano i tappetini e di fare un po’ di stretching davanti allo specchio in un angolino della sala.
Considerato tutto, per me è stata una vittoria.
Ho deciso di tornare in settimana sul presto, sperando che ci sia meno gente.. Mi sento molto coraggiosa e molto stupida al tempo stesso.
Però devo ammettere che un pochino, in fondo in fondo.. sono fiera di me.
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