4 Dicembre 2022
Mattina di quiete. Mamma dorme ancora e io respiro piano per non svegliarla.
Ho ancora mal di pancia, ieri sera al lavoro è stato abbastanza tremendo. Per concludere in bellezza una giornata come quella di ieri non poteva che venirmi il cagotto, d’altronde.
Mi viene da ridere. Alla fine parlandone con Greta Sgarbo, all’una di notte, abbiamo riso insieme e ci siamo dette che oggi sarà un giorno migliore.
Ho voglia di scrivere ma mi sento come se non avessi nulla da dire. Un po’ svuotata. Avrei voglia di stare sola. E’ l’unica cosa che sento, che ho voglia di stare sola.. Non ho voglia di Coso, di amici. Sola con Gino, a guardare le foglie che cadono attraverso la finestra, mettendo il naso fuori solo per annaffiare la piantina sul balcone.
Malinconia. Sarà perchè è domenica.. La domenica è malinconica per definizione.
Tra massimo un’ora sarò costretta ad alzarmi e vestirmi per andare al lavoro. Devo anche passare in un posto prima, a chiedere se cercano personale, per Coso.
Anche lui non sta in un periodo tutto rose e fiori.. e so che dovrei limitarmi a sostenerlo ma la sua mancanza di reazione mi infastidisce. Non parla con me, non parla con i suoi genitori. Si chiude in sè stesso come un riccio sperando di risolvere le cose da solo come se fosse un suo dovere, e anche quando poi le risolve non è contento perchè non è tanto importante che se la sia cavata, quanto schiacciante il senso di colpa di non essere stato adeguato prima. Quel problema non doveva neanche verificarsi, nella sua testa. E se provo a dire qualcosa cambia argomento, e mi dice “va beh dai, basta”.. basta cosa? Se non vuoi lavorare su te stesso almeno ascolta chi lo fa, cazzo, me lo devi.
Mi ci ha spinto lui in terapia, mi ci ha spinto lui in quell’inutilissimo percorso al centro dei disturbi alimentari. Però quando si tratta dei cazzi suoi ogni possibilità che non rientra nel suo schema mentale è bocciata a priori. Infantile. Infantile e stupido.
E mi sembra di fargli da spalla in questo dramma del cazzo che comunque non vuole guardare, e cercare di sorreggerlo senza neanche una freccia al mio arco. Ma come si sta vicino a qualcuno che non ti vede, non ti sente, non ti ascolta? Lo faccio, certo che lo faccio, lo amo.
Ma mi fa impazzire, mi manda in bestia.
E mi fa impazzire ancor di più il nascondere la mia irritazione, velarla di comprensione e amore incondizionato e supporto e sorrisi e carezze perchè ho scelto questo ruolo materno del cazzo per approcciarmi a tutti quelli che mi circondano quando vorrei prenderli a schiaffi e urlare loro in faccia che si devono svegliare, porca puttana.
Svegliatevi, cazzo, che avete vent’anni e non siete un branco di imbecilli. Reagite. Fate qualcosa.
Ma no, non si può perchè fa troppa paura, è troppo difficile guardare la realtà per quella che è, sembra che l’unica stronza a cui si richiede questo sforzo gargantuesco dando per scontato che ce la possa fare sia io.
Che palle.
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