Nonostante l’inizio impegnativo di questa giornata, con il senso di colpa e l’angoscia come compagne di colazione, sono riuscita a godermi una cosa bella.
Ho fatto una specie di gita con la mia mamma, in un paesino vicino Imola che si chiama “Dozza”. Non ci ero mai stata nonostante sia in realtà un posto discretamente famoso, perché dagli anni 60 del Novecento ospita sulle sue pareti decine e decine di dipinti, murales e disegni di vari artisti.
Il paese è uno dei tanti borghetti adorabili che si trovano appena fuori dalle città emiliane o toscane. Pietra a vista, immancabile rocca o castelletto, stradine un po’ scoscese e scorci su colline che sembrano coperte ricavate da tante stoffe di verdi diversi. Con l’autunno poi qualunque visione naturale mi fa brillare gli occhi, tutti quei colori uno diverso dall’altro, arancioni e rossi e gialli, e qualche ramo spoglio che preannuncia l’inverno.
Anche senza la particolarità dei dipinti, sarebbe un posto bellissimo. Dove una passeggiata permette di respirare a pieni polmoni, lavarsi la testa di tutti I pensieri.
Quando siamo partite faceva freddo ed il tempo non sembrava dei migliori. Tirava vento, nuvoloni arrabbiati all’orizzonte. Invece mentre camminavano per quelle viuzze il sole ha cominciato a fare capolino, timido, avanzando con un raggio alla volta come i gatti quando escono sospettosi dai loro nascondigli.
E alla fine il cielo si è aperto e la giornata si è illuminata.
Sono state ore di grande tenerezza, di amore, bellezza.
Ora, tornata a casa, mi sento fortunata.







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