Oggi psicologa.
Mi è parsa quasi un po’ preoccupata. Le ho raccontato della crisi di venerdì notte, del fatto che non riuscivo a calmarmi, che sono tornata a casa a piedi e ho chiamato Coso. Dice che questi momenti sono parte del percorso, e che mi smuovono sempre qualcos’altro, che riflettere su ciò che ho sentito, provato, pensato, mi aiuta a fare dei movimenti in avanti, a cambiare delle cose. Le ho detto che ho voglia di raccontare a qualcuno dei lati brutti del disturbo alimentare. A parer suo è riflesso di un bisogno più profondo, quello di essere amata incondizionatamente, non grazie alla mia eccellenza, alla mia continua performance. Essere amata per come sono, anche se ho dei bisogni, delle necessità, e dei normali ed umani difetti.
Mi fa sempre strano questo discorso, perchè sembra sollevarmi dall’idea che per gli altri io ne abbia già adesso. Cioè, come se agli occhi degli altri io ora fossi perfetta. Ma non è così.. ovviamente. Forse mi sforzo di esserlo ed è questo che bisogna cambiare.
Le ho detto la verità, che una parte di me è lusingata dall’idea di essere quella che eccelle, su cui ci si può appoggiare. Quella di cui si dice che sta sul pezzo, fa quello che deve, si impegna e riesce in ciò che tenta. Mi piace essere così.. E vorrei solo fare meno fatica. Ho detto che vorrei essere più risolta ed esserci per gli altri davvero, senza appesantirmi. Vorrei portare alla luce bisogni che per gli altri non sono pesantezze. O forse non averne affatto.. vorrei saper gestire tutto da sola.
L’ho detto e poi mi sono morsa la lingua.
Perchè so che è irrealistico. Nessuno è perfetto, e tutti combattono con le insidie della vita che spesso e volentieri comportano grandissime difficoltà. Tutti.
“Attenta agli ideali”, mi ha detto. Nella mia mente da permalosa è stato quasi un rimprovero, ma la verità è che ha ragione. Devo togliermi dalla testa che la cosa migliore cui aspirare è l’annullarsi per il bene degli altri. Ed è anche strano perchè non lo penso davvero, in realtà.. razionalmente, lo so. Eppure.. eppure ogni mia richiesta mi sa di egoismo. E ogni necessità che porto sul tavolo nelle mie relazioni sembra un macigno scaricato sulle spalle altrui. Ora che ci penso, forse se la penso così è perchè in vita mia quando ho portato alla luce dei bisogni sono stati frustrati.
Me lo ricordo, quanto mi sentissi sola da adolescente. E forse anche da bambina.
Me la ricordo la rabbia perchè mi sembrava che nessuno volesse ascoltarmi. E anche un po’ che nessuno capisse un cazzo perchè non avevano abbastanza voglia di sentire davvero ciò che stavo dicendo.
Adesso è come se lo dessi per scontato. E dalla rabbia sono passata ad una rassegnazione che giustifica chiunque non ascolti.
Sarà che i cazzi tuoi sono troppo grossi per essere sentiti?
E poi questo dubbio continuo, che si chiede: ma è poi vero che sei così riservata, remissiva? Che ti sforzi per non pesare sugli altri? E se è davvero così, perchè Coso dice che sei pesante? Perchè lo dice mamma? Sarà che forse tutto questo sforzo che ti sembra di fare non è poi così vero? Non è che ti piace fare la vittima? E non è che il tuo vittimismo poi ti fa stare in un disagio da cui non vuoi uscire? Non è che ti piace, che ti ci trovi bene? E magari in realtà neanche è così forte, neanche è così grande come ti racconti, come vuoi far credere.. è solo che ci stai comoda. E non vuoi cambiare.
Pensieri a cascata, e più scrivo più me ne vengono in mente. Potrei non finire più.
In realtà volevo solo dire che alla fine della seduta Miriam, la psicologa, mi ha detto di monitorare il mio umore per questa settimana. Se ci sono altre crisi come quella di venerdì valutiamo un leggero ansiolitico, fissiamo l’appuntamento con lo psichiatra.
Mi fa un po’ strano, non me lo aspettavo.
Se lo prendesse qualche mio amico gli direi che è una cosa normale, di cui non bisogna preoccuparsi.
Invece si tratta di me.. e come al solito mi fa strano. Non mi aspettavo che me lo proponesse. Sono reticente da un lato, e affascinata dall’altro. La verità è che si tratta di una specie di riconoscimento. Prendi un farmaco, c’è qualcosa che non va.. è obbiettivo, è sulla carta, hai una ricetta. Non è solo nella tua testa.. forse così lo vedono anche gli altri.
Boh.
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