Mentre il mio risotto di zucca sobbolle in sottofondo e dalla pentola sale il tipico profumo dolciastro dell’autunno pronto ad inondarmi la cucina, mi torna in mente la visita di ieri mattina.
Visita di controllo al Centro dei disturbi alimentari, il solito check mensile, seguita dalla visita con la dietista, che invece è ancora una specie di novità.
L’ultima volta era stato davvero stressante, all’inizio di Settembre, con questo ultimo Agosto tremendo appena dietro le spalle che sembrava non finire mai. Fiumi di lacrime, angoscia, groppo in gola. Veramente una brutta esperienza, che però non aveva avuto nulla a che fare con le operatrici del centro, che anzi, mi avevano rassicurato molto dolcemente ed erano state come al solito professionali e gentili.
Ieri invece appena arrivata mi si è piazzato davanti un medico nuovo. Un signore sulla quarantina, un po’ brizzolato, che se ne stava svaccato sulla sedia a braccia conserte con una faccia tutta contrita, come se la sua intenzione fosse far capire a chiunque attorno a lui che non aveva alcuna voglia di essere lì. Probabilmente uno psichiatra, immagino, ma non posso saperlo perchè non ha avuto neanche il buon gusto di presentarsi.
Ha cominciato a farmi alcune domande sul disturbo alimentare, sulle abbuffate, quanto sono frequenti, cosa mangio durante, quando succedono più frequentemente.. il tutto con una supponenza davvero irritante ed un’aria svogliata che non poteva che mettermi a disagio.
Quando ho detto che vado a nuotare tre volte alla settimana e sono conscia di farlo soprattutto per tenere sotto controllo il peso, e che dunque almeno in parte sia un atteggiamento compensativo, ha scrollato le spalle come irritato e mi ha detto:” direi proprio di no, tre volte alla settimana è normale“. Banalità? Forse, ma mi ha mortificato. Non sono abbastanza malata per venire da voi? Vi sto facendo perdere tempo? Sono cose che mi chiedo tutti i giorni e che scaccio con fatica, sentirmi dire questa frase è stata una specie di bastonata in testa.. poco dopo stavamo parlando del mio passato da cicciotta, e col sorriso sulle labbra ho detto che crescere sovrappeso è un incubo per chiunque. Lui mi ha interrotto, stizzito, dicendomi che invece un sacco di gente in carne è a proprio agio con il suo corpo.
Ma quindi? Sono normale o non lo sono?
Insomma, un’antipatia davvero fuori luogo durante una visita volta a verificare lo stato di salute mentale di qualcuno. Mi sono sentita sminuita, e stupida. E immediatamente dopo mi è venuta voglia di fargliela pagare. Se mi facessi ricoverare perché sono pelle e ossa, o perché ho la trachea distrutta dai succhi gastrici a furia di vomitare, sarei alla sua altezza? Sarei abbastanza rotta o continuerebbe ad essere tutto normale?
Mi è salita un tale nervoso che ho cominciato a pensare cose paradossali: finisco in ospedale e muoio di stenti apposta solo per scrivere una lettera in cui dó la colpa a te, brutto stronzo, così vediamo se lo fai anche con qualcun’altra.
In realtà questo pensiero mi ha fatto ridere perché è completamente assurdo, e mi ha risollevato un po’ la giornata.
Però oggi ci rimugino ancora, su quelle frasi scortesi. Probabilmente non ne aveva l’intenzione.. ma è la prova che bisogna stare attenti a ciò che si dice. Alcune cose rimangono, rimbalzano da una parte all’altra della testa e si insinuano in posti da cui poi è difficile tirarle fuori.
Almeno oggi ho il risotto di zucca.
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