Stamattina sono andata alla visita con la dietista dell’equipe che mi segue, al centro dei disturbi alimentari della mia città. Non so se fosse perchè Agosto è stato un mese pesante, pieno di preoccupazione sul cibo, oppure se per una sorta di ansia da prestazione, come se avessi sempre il timore di non essere abbastanza malata per essere lì, a chiedere aiuto.. ma prima di entrare nell’ambulatorio sentivo l’ansia schiacciarmi completamente.
Quel tipo di ansia che senti ad un passo dal diventare panico puro, ti stringe la gola e non riesci a mandare giù. Che ti fa salire le lacrime agli occhi ad ogni pensiero che ti sfiora la mente e che ti brucia nel petto così forte da far male. Aspettavo seduta sulle scomodissime poltroncine dell’ospedale e ripetevo sottovoce: “non devi piangere”.
E’ la prima volta che provo tutta questa preoccupazione.
Alla scorsa visita mi avevano dato da compilare un monitoraggio in tempo reale delle mie giornate alimentari, che mettesse nero su bianco quali sono le mie abitudini, i momenti della giornata più impegnativi, i comportamenti malsani. Oltre ai pasti andavano segnate con un X le occasioni in cui ho provato senso di colpa dopo aver mangiato, l’attività fisica, gli eventuali meccanismi di compensazione e qualche commento personale.
Ero preoccupata da un lato che questo monitoraggio non rilevasse abbastanza problemi, abbastanza sensi di colpa, abbastanza digiuni.. che alla fine dimostrasse che non sto così male. E dall’altro lato invece era come se avessi paura di fare brutta figura, di sembrare ingorda, golosa e avida. Che la dietista mi giudicasse in qualche modo.
E’ stata un’attesa di pura angoscia.. quando sono entrata nell’ambulatorio e abbiamo cominciato a sviscerare le varie problematiche non sono riuscita a trattenere le lacrime. In realtà lei è stata molto dolce e comprensiva, mi ha dato alcuni fascicoli da leggere, abbiamo concordato insieme di iniziare un nuovo tipo di alimentazione programmata, senza basarla però sul conteggio calorico, come faccio da anni. E’ una cosa che mi terrorizza.. non so se ne sono capace. Per tutto il tempo avrei solo voluto chiederle quante calorie devo mangiare in modo da stabilire un tetto sicuro sotto cui sentirmi protetta, ma alla fine non l’ho fatto. So che mi farebbe male continuare in quella direzione.. ne sono consapevole. Ma ho proprio paura, una paura fisica, da tremarella.. Come faccio a non contare? E se mangio troppo? Come faccio a sapere che non ingrasserò?
Dopo la visita sono passata dalle ragazze del centro DCA con cui ogni mese faccio una sorta di check-up per monitorare la situazione. Lì proprio non sono riuscita più gestire le emozioni e sono scoppiata in un fiume di lacrime che sembrava non voler smettere più di corrermi sul viso. Ho pianto tanto che mi è venuto mal di testa. Però ho parlato.. di quanta fatica ho fatto questo mese, del fatto che mi sembra di essere sempre allo stesso punto da tre anni, di avere sempre gli stessi pensieri. E anche di quanto mi senta sola, in questa bolla di dolore, della fatica che faccio io a condividerlo e della fatica che sento fare agli altri per accoglierlo. Credo che in realtà sia stato uno sfogo utile, anche se una volta uscita da lì ho continuato a piangere, piangere, piangere. Mi sono dovuta fermare un attimo e appoggiarmi al muro per ricominciare a respirare e calmare un piccolo attacco di panico.
Che fatica..
Ci vuole più pazienza di quanto non avessi programmato. Va bene così, ricominciamo da capo. Nuovo piano, nuove strategie.. vediamo come va.
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