Continuando sulla scia del motto:” sono in ferie e faccio cose belle“, ieri sera insieme ai miei soliti amici, Bonnie e Teach, sono andata in un cinema all’aperto in stile americano. Davano Pirati dei Caraibi.

“Ora, portami all’orizzonte.”
Jack Sparrow, Pirati dei Caraibi e la Maledizione della prima Luna.
Dovete sapere due cose: la prima è che io sono innamorata del cinema. Non inteso come forma d’arte, o meglio sì, anche di quello, ma intendo proprio il luogo fisico, il cinema ovvero la sala, lo schermo, i seggiolini. E ancora di più, dei cinema all’aperto.
Dio Santo, che meraviglia i cinema all’aperto.
Uno dei miei ricordi d’infanzia più accorati è il cinema all’aperto di Capoliveri, all’Isola d’Elba. Non ricordo come si chiamasse, il Cinema Azzurro, forse? Ripenso che mio padre mi ha portato lì a guardare Sinbad, la leggenda dei sette mari, che ad oggi rimane uno dei miei cartoni animati preferiti. Capolavoro Dreamworks con una sceneggiatura da Oscar (prendetevi un’oretta e andate a guardarlo, se vi manca, ne vale la pena).
Sinbad ci riporta anche alla seconda cosa che dovete sapere:
io sono pazzamente innamorata, ammaliata, affascinata e stregata, dai Pirati.
Ci sono poche cose in questo mondo capaci di esaltarmi quanto le storie di Pirati. E’ una passione che quasi rasenta la stupidità per l’enfasi che si trascina dietro. Quando leggo di pirati, guardo film sui pirati o semplicemente me li immagino sento crescere in petto un’estasi ed una felicità infantili, di quelle che ti sollevano i piedi da terra e ti trasportano fra le nubi ed i fumi della tua fantasia.
Pirati dei Caraibi rappresenta un esempio pratico. Credo di aver visto i film della prima trilogia (unici degni di nota) almeno quindici o venti volte, senza esagerare. Si, va bene, lo pensiamo tutti: Johnny Depp. E’ verissimo, vi do ragione, senz’altro ha una parte del merito. Ma vi giuro con il cuore che non è l’unica ragione.
La verità è che sono inebriata dall’insieme di elementi che quei film propongono: l’ambientazione storica sette-ottocentesca, i costumi romanzeschi fra i fronzoli dei nobili e gli stracci sporchi dei filibustieri, i giganteschi galeoni che separano le acque con la potenza delle loro chiglie, le spade e i combattimenti.
Amo i pirati perchè li associo alla libertà. Alla libertà ed alla ribellione.
I pirati dei libri, delle storie e delle leggende sono questo in realtà. Fuggitivi di un mondo crudele, crudeli a propria volta ma per necessità, romantici. Che guardano al di là dell’orizzonte sperando di poterlo raggiungere, avidi sì, ma curiosi, assetati di conoscenza oltre che di ricchezze. Slegati da ogni responsabilità, dalle catene della terra ferma. Liberi e imprendibili, coraggiosi. Senza meta e senza terra eppure sempre a casa propria, sul ponte della nave, in famiglia fra le braccia della ciurma.
Inafferrabili come il vento che urla fra le vele o la spuma del mare che s’infrange sul legno dello scafo.
Loro sì che possono respirare. Respirare a pieni polmoni guardando l’alba, riconoscendo di nuovo il limite fra mare e cielo. Allargare le braccia e sentire il calore del primo sole sulla pelle, l’aria salina che passa fra i vestiti, il profumo dell’oceano.
Vorrei essere fra loro.
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