Stamattina mi è capitato sotto gli occhi un articolo che parlava della Generazione Z. La mia, per intenderci. Immediatamente, brividi lungo la schiena e irrigidimento dei nervi cervicali.
“Se è l’ennesimo scritto di un boomer che parla male dei giovani, è la volta buona che commetto un omicidio,” penso.
Eh si, ho la coda di paglia. E ne vado sinceramente fiera, della mia coda di paglia.
Per intenderci, lo so benissimo che gli scontri generazionali ci sono sempre stati. E probabilmente chiunque li ha vissuti ha pensato che il proprio conflitto, la propria battaglia e la propria rabbia fossero diverse da quelle dei suoi predecessori, che valessero di più, che avessero qualcosa in più da dire. Io non ne voglio fare una competizione. Sarebbe ingiusto. Come sono assolutamente ingiusti i miei coetanei che recriminano ai propri genitori e nonni di aver fatto solo dei danni e di non aver pensato al futuro.
Mia madre è nata nel 1960 ed è una degli “ultimi boomers”. E’ una donna incredibile, che si sforza con fatica di stare in un mondo che è cambiato sotto i suoi occhi, velocemente, radicalmente. Che si è stravolto e che l’ha esclusa senza pietà sostenendo che doveva arrangiarsi da sola e stare “al passo con i tempi”. Ma mia madre ha visto il ’77. Ha marciato con i fiori nei capelli per le strade degli anni di piombo, ha lottato per le donne, ha fatto vent’anni di sindacato al fianco dei lavoratori. E’ stata partecipe della più importante rivoluzione culturale del Novecento, insieme ai suoi coetanei. L’hanno fatta loro, che erano giovani e stanchi, e arrabbiati con i propri padri e con la loro rigidità.
Dimenticarsi di questo è uno spunto in faccia alla storia, e non ce lo possiamo permettere.
Dato a Cesare quel che è di Cesare, che cosa è successo dopo?
Forse quei giovani hanno iniziato un cambiamento che gli è sfuggito dalle mani. Internet, la tecnologia che cambia continuamente, i confini che si disfano e perdono sempre più di senso. Eppure, al tempo stesso, c’è qualcosa nel mondo che rimane vecchio, ancorato, impossibile da sradicare. Se tutto è cambiato, se tutto è così diverso e così aperto al nuovo, perchè la politica è sempre la stessa? Perchè il potere cerca di riprendersi ogni diritto, ogni alito di benessere che gli è stato strappato? Perchè abbiamo lo stesso sogno americano che avevamo negli anni ’30? Spaccati la schiena, lavora durissimo e farai i soldi che sono la vera felicità!
E soprattutto perchè, se quella rivoluzione tanto spettacolare l’hanno fatta loro, quando noi cerchiamo di sottrarci a quelle retoriche ci viene detto che siamo sfaticati? Quando noi cerchiamo di cambiare le cose, le nostre istanze non hanno importanza? Studenti in piazza contro l’alternanza scuola-lavoro? “pff, questi giovani che non hanno voglia di lavorare.. ai miei tempi io mi sono fatto il culo!”
Ah! Dici quando potevi imparare un mestiere che eri certo ti avrebbe mantenuto per tutta la vita? Quando le tue prospettive erano di mettere da parte qualche soldino, col tuo stipendio da operaio, per riuscirti a comprare la seconda casa in campagna e magari anche quella al mare dove passare l’estate? Non ti pare che le cose siano un po’ diverse ora? Che il lavoro non c’è e se c’è ti brucia la vita, in cambio di una sopravvivenza che si può definire vita solo con un grande sforzo sarcastico?
Per non parlare del cambiamento climatico, che ancora in troppi trattano come qualcosa che alla fine non è poi così importante, mentre io passo le giornate con un groppo alla gola che mi impedisce il respiro, pensando a quanti anni mi restano da vivere serenamente prima che la catastrofe arrivi (perchè, spoiler allert, arriverà, prima o poi).
Sono polemica si, e ho anche la coda di paglia. E sono stanca di sentir parlare dei giovani fortunati, perchè siamo cresciuti con Internet e con i privilegi che voi ci avete sudato e conquistato.
Voi avevate il futuro, a noi manca.
PS.
Alla fine l’articolo non era assolutamente giudicante, e neanche aggressivo o polemico. Io invece, lo sono sempre.
Lascia un commento